“Immuni” e privacy: quanto è legale l’app di contact tracing in arrivo a fine maggio

Tra le varie misure proposte dal governo per continuare a tenere sotto controllo la diffusione del COVID-19 figura anche l’utilizzo di un’applicazione di contact tracing (ossia tracciatura dei contatti) chiamata Immuni. Secondo fonti ufficiali e non, l’app dovrebbe essere pronta entro la fine del mese di maggio: il download e l’utilizzo saranno facoltativi – ossia l’utente potrà scegliere volontariamente se scaricarla – ma già da alcune settimane si discute circa i risvolti legali dell’impiego di Immuni, soprattutto in termini di tutela della privacy.

A tal proposito si è già espressa l’Autorità garante per la protezione dei dati personali, con un parere, dietro richiesta del Consiglio dei Ministri, pubblicato tramite una nota sul proprio sito ufficiale già il 29 aprile 2020. In particolare, si legge, il Governo ha richiesto all’Autorità di esprimersi circa un possibile provvedimento “volto a disciplinare il trattamento di dati personali nel contesto dall’emergenza sanitaria a carattere transfrontaliero determinata dalla diffusione del Covid-19 per finalità di tracciamento dei contatti tra i soggetti che, a tal fine, abbiano volontariamente installato un’apposita applicazione sui dispositivi mobili”.

Nella nota, l’Autorità sottolinea come la norma proposta “tiene conto di molte delle indicazioni fornite dal Presidente del Garante” ed inoltre appare congruente con i “criteri indicati dalle Linee guida del Comitato europeo per la protezione dei dati del 21 aprile scorso a proposito dei sistemi di contact tracing”. Tali criteri, individuati anche dall’Autorità, sono i seguenti:

  • volontarietà, in quanto “l’adesione al sistema deve essere frutto di una scelta realmente libera da parte dell’interessato. La mancata adesione al sistema non deve quindi comportare svantaggi né rappresentare la condizione per l’esercizio di diritti”;
  • previsione normativa, ossia l’utilizzo dell’app deve essere regolamentato da una norma specifica;
  • trasparenza tramite “un’idonea informazione sul trattamento e in particolare sulla pseudonimizzazione dei dati”;
  • determinatezza ed esclusività dello scopo: il tracing, osserva ancora l’Autorità garante, deve essere “finalizzato esclusivamente al contenimento dei contagi, escludendo fini ulteriori, ferme restando le possibilità di utilizzo a fini di ricerca scientifica e statistica”;
  • selettività e minimizzazione dei dati, i quali “devono poter tracciare i contatti stretti e non i movimenti o l’ubicazione del soggetto. Devono essere raccolti solo i dati strettamente necessari ai fini della individuazione dei possibili contagi, con tecniche di anonimizzazione e pseudonimizzazione affidabili”.

Alla luce di questi criteri, l’Autorità rileva che l’app Immuni “non appare in contrasto con i principi di protezione dei dati personali” perché, come si legge nel prosieguo del comunicato, verrebbe regolamentata da “una norma di legge sufficientemente dettagliata quanto ad articolazione del trattamento, tipologia di dati raccolti, garanzie accordate agli interessati, temporaneità della misura”. Inoltre, secondo quanto si legge nella nota stampa, l’app rispetterebbe il criterio della volontarietà e delle finalità (contenimento dell’emergenza sanitaria), così come i parametri di tutela e protezione dei dati personali. Per questo, l’Autorità ha espresso parere favorevole allo sviluppo ed all’utilizzo dell’app Immuni, in base alla proposta normativa formulata dal governo. Naturalmente, in attesa che lo sviluppo dell’applicazione sia portato a termine e l’esecutivo ne regolamenti l’utilizzo, i cittadini possono documentarsi sull’argomento tramite approfondimenti specializzati come quello consultabile su www.avvocatoaccanto.com. È ovvio che un quadro più chiaro circa l’utilizzo dell’applicazione si avrà solo nelle prossime settimane, in base a quanto previsto dal governo nell’ambito del contenimento della diffusione del contagio. Secondo quanto riportato dalla versione online di Repubblica, lo sviluppo dell’app sarebbe ormai giunto alle fasi finali, dal momento che Apple e Google – che stanno lavorando al progetto già dagli inizi di aprile –  hanno rilasciato il sistema di tracciamento (di conseguenza, l’aggiornamento dei sistemi operativi sarà reso disponibile a breve), per mezzo del quale sarà possibile ricostruire i contatti avuti nei 14 giorni precedenti, senza utilizzare né la posizione del dispositivo né i dati identificativi dell’utente.

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