Alle 13.30 del 19 settembre 1991 i coniugi germanici Erika ed Helmut Simon scoprono, in una conca al Giogo di Tisa, il cadavere di un uomo. Emerge dai ghiacchi semi-sciolti perché è tarda estate: pochi giorni dopo sarebbe stato ricoperto dalla neve. È mummificato. In pochi giorni diventa oggetto di studio degli archeologi. In poche settimane la sua fama dilaga, ne parlano i giornali di tutto il mondo. È Ötzi, un uomo di circa 46 anni e alto 160 cm, l’uomo del Similaun, la mummia più antica: visse oltre 5000 anni fa. La più antica e la più celebre: il Museo archeologico di Bolzano, che la ospita, registra 250 mila spettatori all’anno. E fino al 15 gennaio 2012 proprio al Museo archeologico continuerà la grande mostra per il ventennale della scoperta.
L’attrazione principale è la nuova ricostruzione tridimensionale di Ötzi, eseguita da due artisti (fratelli gemelli) olandesi, Adrie e Alfons Kennis. A colpire è in particolare il «nuovo» volto, creato partendo da modelli in 3D e quello che ci viene rappresentato è un uomo più anziano – nell’aspetto – di come siamo abituati a immaginarlo: rughe profonde, gli occhi infossati, barba e capelli quasi bianchi.
Ci spiegano i due artisti: «La base è scientifica ma alcuni dettagli sono una nostra interpretazione: le sopracciglia, i nei… Abbiamo voluto dare verosimiglianza e vividezza a un modello che altrimenti sarebbe stato asettico e poco verosimile. La gente vuole vedere una persona, non una radiografia… In ogni caso conoscendo questo modello si riconoscerebbe Ötzi se lo si vedesse da lontano, il profilo è lo stesso».

I Kennis spiegano anche come hanno lavorato, anche sulla base dei risultati di 20 anni di ricerche: «Abbiamo usato molti materiali differenti per la ricostruzione: silicone, gomma, argilla, resina, bastoncini di ferro, occhi artificiali e peli dello Highlander scozzese (una particolare razza bovina). Il processo di riproduzione è iniziato con lo scheletro, su cui abbiamo ricostruito i muscoli principali, apponendo in seguito lo strato epidermico e inserendo gli occhi artificiali. In questo modo abbiamo concluso il modello in argilla, che abbiamo utilizzato come base per creare un grande stampo di sostegno in gomma. Una volta ultimato tale stampo, abbiamo estratto il modello in argilla: un passaggio critico ed estremamente importante. Abbiamo continuato versando nello stampo del silicone, steso su cinque strati differenti per i diversi livelli di colore, cui abbiamo aggiunto la resina per ottenere una maggiore solidità. Terminata la versione in silicone, abbiamo inserito nuovamente gli occhi e i capelli».
Il teschio da cui è partito il lavoro, a sua volta, era stato realizzato basandosi su modelli in stereolitografia, mentre per il resto del corpo si sono usate scansioni tomografiche (Tac). Una volta terminato il modello tridimensionale, sono stati inseriti con grande pazienza i peli (uno a uno…) e i capelli.
Per i due artisti era importante far emergere lo stato d’animo di un uomo che cammina tra le montagne, probabilmente impaurito e inseguito da qualcuno: era necessario quindi mostrare la tensione sul suo volto.
Infatti, le più recenti indagini radiografiche e tomografiche ci dicono che è stato ucciso: hanno evidenziato una punta di freccia nella spalla sinistra che pur non lesionando organi vitali, è ragionevole supporre che sia stata letale per l’Uomo dei ghiacci. Resta oscuro il movente del delitto. Si sa soltanto che la freccia fu scoccata dal basso e da una distanza di circa 100 m. Una ferita da taglio piuttosto profonda sulla mano destra lascerebbe intendere che il nostro Uomo abbia avuto una colluttazione poco prima di morire. I pollini di carpinella nell’intestino dell’ Uomo venuto dal ghiaccio e le foglie d’acero di montagna, colte fresche dall’albero, permettono di fissare con buona approssimazione il momento della sua morte all’inizio dell’estate.

E anche se qualcuno dice che il volto è somigliante a quello di un vecchio alcolizzato che chiede l’elemosina ai semafori, vale davvero la pena fare una visita al Museo Archeologico di Bolzano (aperto tutto l’anno).

Fonti:
http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2011/03/01/news/i-kennis-cosi-e-rinato-l-uomo-del-similaun-3572802
http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2011/02/26/news/tzi-ecco-il-vero-volto-ricostruito-in-3d-grande-mostra-da-martedi-3548759
http://www.bolzano.net/oetzi-museo-archeologico.htm

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