Riportiamo una storia davvero curiosa che ci mostra la schizofrenia dei giorni nostri relativamente all'omofobia e cose del genere.

Siamo in Canada dove Beck Laxton, 44 anni, e il suo compagno Kieran Cooper, di Sawston, Cambs,  hanno dato alla luce il loro primogenito cinque anni fa ed hanno deciso di comune accordo di crescerlo in maniera neutrale per fare in modo che scegliesse il genere che più sentiva appartenergli/le.

L’idea è maturata durante la gravidanza: i genitori non volevano sapere il sesso del proprio figlio per non incorrere nelle tradizionali aspettative di chi sa che avrà un bambino o una bambina.
Quando Sasha è nato, hanno aspettato 30 minuti prima di verificare il sesso del neonato perché, spiegano «non volevano influenzare la sua vita con le questioni di genere». Così hanno dato al piccolo un nome che poteva adattarsi in modo indifferente ad un maschio e a una femmina e hanno iniziato a riferirsi a Sasha con  «the infant», che in italiano si traduce con «il neonato», ma in inglese il genere non è specificato e in questo modo hanno evitato di usare «son», figlio, e «daughter», figlia.

Allo stesso modo non si riferivano a lui usando il pronome “him”, ossia “lui”, o “her”, cioè “lei” poiché non volevano condizionarlo con gli stererotipi che caratterizzano maschi e femmine. Negli anni della crescita, inoltre, lo hanno incoraggiato a giocare nello stesso modo con bambole e costruzioni, e lo hanno abituato a dormire in una stanza tutta gialla, non rosa o azzurra. A completare il quadro c’è l’abbigliamento, a giorni alterni da maschio e da femmina, comunque da indossare a piacimento. Il tutto per non turbare il cucciolo.

I genitori di Sasha hanno voluto dimostrare che esiste un metodo educativo nuovo, anzi alternativo, e nonostante le numerose critiche hanno portato avanti la convinzione che educare una persona senza i pregiudizi  fin dai primi anni della sua vita non avrebbe fatto che bene. «Gli stereotipi mi sembrano fondamentalmente stupidi –  ha affermato la mamma – . Perché incasellare le persone?»

«Il genere interessa quello che i bimbi indossano, le cose con cui giocano, la struttura delle persone che saranno. Io faccio questo in modo che Sasha conosca le sue potenzialità »
Per i primi cinque anni di vita è stato relativamente facile per i genitori tenere il segreto, ma con l’inizio della scuola le cose si sono complicate. Sasha frequentava le lezioni a volte indossando l’uniforme femminile con le maniche a sbuffo e altre volte  con quella maschile e per questo è stato preso in giro dai compagni di classe.

Sorte non più felice era riservata alla mamma, come racconta lei stessa. «Avevo difficoltà a trovare qualcuno che accettasse di prendere un caffè con me, mi guardavano come se fossi una povera donna che non aveva ben chiaro se il figlio fosse maschio o femmina, pensavano fosse un problema di tipo psicologico».

«Semplicemente non lo forziamo –  sottolinea il padre,  tecnico informatico –. Se Sasha vuole vestirsi da bambina può farlo. Vogliamo che sia libero di scegliere chi essere, siamo aperti a qualunque tipo di scelta sia di tipo lavorativo sia di preferenze sessuali. L’importante è che abbia buoni amici e buone relazioni, per il resto, che problema c’è?».
 

Fonte:http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-mio-figlio-neutrosceglie-di-esser-maschio-4609.htm

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