Dai ricordi del fotografo Augusto De Luca.
“Una figura poliedrica, che spazia in più campi artistici e non può essere racchiusa in una singola definizione quella di Riccardo Dalisi.
Artista, architetto, designer, docente universitario alla Facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, ma soprattutto mente intuitiva, innovativa, che fa della creatività la sua ragion d’essere e che restituisce al mondo, amplificandolo, il caleidoscopio della Bellezza in tutte le sue possibili sfaccettature.

Riccardo Dalisi di Augusto De Luca


Abituato com’è alla perfezione, con il suo inconfondibile guizzo è perennemente alla ricerca di altro; incontentabile nel senso più proficuo del termine, sperimenta di continuo per aprirsi a nuove possibilità artistiche, con risultati sempre eccellenti. Non a caso le sue opere trovano dimora fissa in alcuni dei più prestigiosi musei internazionali, oltre che in collezioni private di fortunatissimi pochi eletti.
Quella mattina andai a prenderlo a casa sua e, con la mia auto, ci recammo al suo studio in via Aniello Falcone.
Dalisi è una persona estremamente gentile ed affabile. Sul suo viso è perennemente stampato un sorriso dolcissimo, ma anche sbarazzino, dal quale traspare una vena di autoironia.
Un artista sicuramente geniale, che plasma i materiali, creando sculture estremamente essenziali, ma di grande effetto e significato. Quelle stanze erano affollate di suoi lavori di ogni grandezza, uno studio “uovo”, ripieno di arte: c’erano opere in ferro di pochi centimetri e strutture enormi che arrivavano al soffitto.

Riccardo Dalisi : di Augusto De Luca


È inimmaginabile la quantità di idee e di forme che affollavano ogni angolo, ogni parete e ogni ripiano di quei locali. Non dovevo far altro che guardarmi intorno e scegliere l’opera con cui ritrarlo. In verità realizzai diversi scatti, ma, alla fine, mi concentrai su di una grande scultura di ferro battuto. Feci in modo che il suo viso fosse incorniciato da quelle strutture metalliche e scattai proprio quando lui, spontaneamente, sfoggiò quel suo inconfondibile, malizioso, furbetto ed incantevole sorriso.
Si percepiva che il Maestro si stava divertendo molto. Al termine del nostro incontro volle regalarmi una piccolissima scultura che custodisco gelosamente e che spesso mostro con orgoglio agli amici che vengono a trovarmi… un bellissimo ricordo di un momento speciale”.

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