Non ci si deve scandalizzare ascoltando le dichiarazioni di psicologi sopra gli effetti devastanti che le misure restrittive stabilite contro il coronavirus hanno causato nel comportamento di molti individui. Non può cioè rappresentare una notizia sorprendente l’aver costatato che le severe limitazioni alla libertà personale imposte per fronteggiare la diffusione del contagio abbiano profondamente ferito l’anima dei soggetti più fragili. E’ comprensibile che l’attenzione si soffermi sugli innumerevoli morti che la pandemia ha determinato nel corso di poco più di un anno. La perdita della vita è sempre un evento irreversibile e non offre dunque una possibilità di appello da parte di chi occupa la triste posizione di vittima di un accadimento straordinario. Peraltro la morte di una persona coinvolge amaramente un nucleo di famigliari e amici a cui il terribile avvenimento provoca dolore e sofferenza. Tuttavia è sacrosanto che psicoterapeuti, registrando un aumento rilevante di disturbi della personalità, denuncino pubblicamente le conseguenze disastrose che una obbligata asocialità è in grado di infliggere ad alcune persone dalla situazione psicologica già compromessa. La chiusura delle scuole, ad esempio, sia pure stabilita giustamente per salvaguardare la salute pubblica, ha sottratto per un lungo periodo i giovani da un luogo di formazione che gli psicologi considerano soprattutto nell’età adolescenziale uno spazio di interazioni fondamentali.

I DISTURBI CAUSATI DA UNA ASOCIALITA’ FORZATA

Negare, seppure per il benessere della collettività, le relazioni sociali ad un individuo significa assoggettarlo a regole che confliggono con la sua natura di soggetto aperto al dialogo con l’altro. Del resto manifestazioni affettive o incontri lavorativi costituiscono la linfa vitale che dà un significato importante ad una vita che, temporanea per ognuno di noi, non avrebbe al contrario alcun senso affrontare. La necessità per motivi ineccepibili di precludere alla popolazione mondiale di viaggiare all’interno o fuori dal proprio paese, ma soprattutto l’urgenza di escludere dalla vita quotidiana occasioni di incontro ha disturbato e talvolta sconvolto la psiche di numerosi individui. Tralasciando in questo caso accenni alla drammatica recessione che tale immobilismo ha generato, è il crollo di natura psicologica che ha investito tante persone ad interessare gli psicoterapeuti di tutto il mondo. Bulimia, attacchi di panico, disturbi dell’umore sono emersi per la prima volta o peggiorati proprio nel corso del terribile periodo in cui una estemporanea pandemia si è diffusa in ogni parte del pianeta. Le terapie psicologiche hanno toccato vette impensabili e dimostrato che un evento di tale portata è in grado di fermare istinti, affetti e affari senza risparmiare alcuna popolazione.

I PARERI DI ILLUSTRI PSICOLOGI SOPRA L’EVOLUZIONE DI TALI EFFETTI PSICOLOGICI

Secondo l’opinione dei consulenti di prontopsicologi.it ancora a lungo sarà inevitabile verificare l’emergere di malesseri nelle persone per il fatto che, benchè sia iniziata con successo la vaccinazione di massa, il recupero di dinamiche naturali sotto il profilo della socialità dovrà attendere il superamento definitivo del rischio del contagio. Nel Regno Unito il dilagare di una nuova variante più contagiosa, ad esempio, segnala che nessuno può pronosticare con sicurezza il ritorno ad una normalità tanto anelata. Gli psicoterapeuti, quindi, continueranno a rispondere alle esigenze di molti individui che necessiteranno di un loro tempestivo e professionale intervento.

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