Qualche anno fa Giampaolo Giuliani, ex tecnico dei Laboratori nazionali del Gran Sasso, oggi in pensione, diventò famoso come colui che avrebbe previsto il terremoto dell’Aquila (sbagliando in realtà sia il giorno che la città). Per settimane, prima e dopo la tragedia del 6 aprile 2009, fu al centro di un’aspra polemica, con un parte della popolazione disposta a credergli e, sul fronte opposto, Protezione civile e scienziati che lo sconfessavano apertamente. La storia non si fa con i se, ma probabilmente se non ci fosse stato bisogno di mettere a tacere i suoi allarmismi, non sarebbe mai stata convocata, una settimana prima del sisma, la riunione della Commissione Grandi Rischi da cui uscì un messaggio eccessivamente rassicurante alla popolazione e non ci sarebbe stato il processo per omicidio colposo che ha visto condannati i sette membri della Commissione stessa.

Che fine ha fatto Giampaolo Giuliani? È ancora lì con i suoi rilevatori di radon, più convinto che mai di poter prevedere i terremoti misurando il gas che fuoriesce dalle rocce. “ Posso dare l’allerta sismica con 6-24 ore di anticipo nel raggio di 120 chilometri dalla centralina”, insiste:  “Se tornassi indietro, rifarei tutto e anche di più per avvisare più persone possibile del pericolo che stavano correndo”. Non è sfiorato, Giuliani, dal benché minimo dubbio di spacciare come infallibile un metodo predittivo che l’intera comunità scientifica non riconosce. Le ricerche che prima portava avanti come hobby in uno scantinato, sono diventate l’attività che svolge a tempo pieno. Forte della notorietà conquistata (la sua pagina Facebook conta più di 22mila fan), ha creato la Fondazione Giuliani, di cui è presidente, per lo studio dei precursori sismici, finanziata da lui stesso e da donazioni private. (Curiosamente, la Fondazione emette bollettini che sono il trionfo del condizionale, è tutto un “ è possibile che…”, alla faccia dell’esattezza delle previsioni). Giuliani si fa un gran vanto di collaborare con la Chapman University, ateneo cattolico privato con sede a Orange, in California, che sta sperimentando oltreoceano uno dei suoi rilevatori di radon (il che, comunque, non ne avalla automaticamente l’efficacia). Ma che risultati hanno dato le sue ricerche, in questi anni?

Gli scienziati giudicano la ricerca altrui tramite le pubblicazioni scientifiche. Tutto il resto è gossip. E Giuliani finora non ha mai pubblicato un solo lavoro”, premette Antonio Piersanti, direttore della sezione di sismologia e tettonofisica dell’ Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). “ Detto ciò, sono almeno 30 anni che in tutto il mondo si studia il radon, così come altri precursori sismici, ma i risultati delle ricerche sono stati deludenti e contraddittori”. Nel2010, uno studio dell’Ingv  pubblicato su Geophysical Reaserch Letters suggeriva che il rilascio di radon può aumentare o diminuire prima di un sisma, a seconda della porosità della roccia: graniti o basalti, che hanno pochissimi spazi vuoti, possono sprigionare il radon nel movimento tellurico, mentre tufi o arenarie, se sottoposti a un carico, possono intrappolarlo, con conseguente diminuzione dell’emissione naturale di questo gas radioattivo. “ Giuliani aveva ragione”, hanno gridato in molti. Ma i risultati della ricerca dicono esattamente il contrario di quello che il tecnico andava affermando. “ C’è un’ estrema variabilità di emissioni, non solo in positivo come sosteneva il tecnico, ma anche in negativo”, spiega Piersanti: “ Inoltre, bisogna precisare che questi esperimenti vengono fatti in un ambiente controllato. Traslare questi esperimenti nel mondo reale è la vera sfida e purtroppo siamo ancora molto lontani dal vincerla. In natura le fratture avvengono a chilometri, talvolta decine di chilometri sotto la crosta, in modalità molto diverse da quelle riproducibili in un laboratorio”.

Giuliani, nel frattempo, ha allargato lo sguardo. Oltre al radon, le sue ricerche oggi abbracciano altri segnali premonitori: variazioni del campo elettromagnetico, emissioni di protoni d’idrogeno, variazioni termiche nella ionosfera. “ Che bisogno c’è, se – come sostiene da anni – sa già prevedere perfettamente i terremoti?”, si chiede Piersanti. “ In ogni caso, nessuno di questi o altri precursori sismici è mai stato in grado di annunciare l’arrivo di un terremoto”. A posteriori, è facile fare associazioni. Anche le anomalie nei rituali di accoppiamento dei rospi avrebbero potuto mettere la pulce nell’orecchio che a L’Aquila stava per scoppiare il terremoto.  “ È interessante proseguire le ricerche, ma a oggi resta impossibile predire i terremoti”, conclude l’esperto: “ Questa possibilità non esisteva all’epoca del terremoto dell’Aquila, non esiste nel presente e possiamo affermare che non esisterà nel futuro a breve e medio termine”.

Fonti:
http://daily.wired.it/news/scienza/2012/04/06/terremoto-aquila-giuliani-previsioni-radon-33524.html
http://www.gazzettino.it/nordest/primopiano/terremoto_al_nord_4_morti_e_50_feriti_e_lo_sciame_sismico_continua_senza_sosta/notizie/197326.shtml

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