Economie sempre alle prese con la crisi. Per le emergenti c’è anche qualche opportunità

Una fetta molto ampia delle grandi economie del mondo sta cercando il giusto compromesso tra le misure di contenimento come i lockdown, che vanno a scapito della crescita economica ma che combattono il Covid, e le misure di sostegno per favorire la ripresa.

La battaglia per sostenere le economie

economie emergentiE’ una battaglia difficile, che sta interessando soprattutto i mercati sviluppati. Per molti delle economie emergenti invece la situazione è più complessa. Si pensi a quei Paesi che già prima dello scoppio della pandemia avevano scarsi saldi di bilancio. Turchia, Sudafrica e Brasile, per dirne alcuni. Questi paesi cominciano a sentire il peso delle politiche di sostegno, che chiaramente appesantiscono i loro già deboli bilanci. Ne consegue una espansione dei deficit fiscali, che a sua volta si riflette nella svalutazione delle loro valute e nei declassamenti dalle agenzie di rating (qui si parla del previsioni cambio euro real).

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Azionario, valute e opportunità

Questa situazione si manifesta anche nel mercato azionario. Se da una parte si vede ancora in modo forte la spinta dei titoli della “new economy”, in special modo quelli della IT ed e-commerce, per i settori difensivi le cose sono andate male. Malissimo addirittura per quelle società che operano in quelle economie con valute deboli.
In Brasile ad esempio, la caduta del Real è andata a scapito di società come Ccr e Bbse, che traggono il 100% delle entrate a livello nazionale. Discorso analogo si può fare per i titoli in Turchia, dove un’offerta di moneta in rapida espansione e un deficit sia fiscale, hanno causato un indebolimento della valuta.

Eppure qualche spiraglio interessante c’è. I mercati emergenti infatti stanno trattando a uno sconto significativo rispetto alle controparti dei mercati sviluppati. Addirittura secondo al P/BV (price to book value) unos conto così non si vedeva dal 2003. A questo si aggiunga l’attuale contesto di tassi di interesse durevolmente bassi a livello globale, cosa da sempre molto positiva per l’andamento dei mercati emergenti.

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