Tutti gli avvenimenti che sono accaduti nel primo semestre di quest’anno, e che in molti casi si stanno ancora protraendo, hanno messo a dura prova le economie emergenti. Tuttavia proprio da questo stress test viene fuori un risultato assolutamente sorprendente che fa pensare ad un cambiamento epocale in corso.

Il semestre intenso delle economie emergenti

economie emergentiAd inizio aprile, quando Donald Trump annunciò il “Liberation Day”, ossia la sua feroce iniziativa tariffaria contro il mondo intero, le preoccupazioni per le conseguenze che tutto ciò avrebbe avuto sull’economia emergenti spinse gli spread di credito di questi mercati a oltre 80 punti base.

Sembrava l’inizio di un periodo estremamente difficile, ma invece nel giro di poco tempo c’è stata un’inversione di rotta che a luglio si è completata con il raggiungimento degli spread minimi annuali, mentre l’oscillatore stocastico passava da un estremo all’altro. Ciò ha portato di nuovo un clima di fiducia tra gli investitori.

Rendimenti, valute e dollaro

Tutto questo accadeva mentre i rendimenti delle valute dell’economia emergenti scendevano a loro volta, fino a raggiungere i minimi annuali. Proprio dal rapporto di queste valute rispetto al Dollaro arriva la sorpresa più grossa. L’indice delle valute delle economie emergenti infatti ha guadagnato quasi il 13% nel primo semestre, malgrado un clima assai teso dal punto di vista commerciale e geopolitico.

Ciò potrebbe significare che siamo ad un punto di svolta importante, con le economie emergenti che si stanno smarcando dal ciclo del dollaro, anche grazie ad istituzioni più solide e un deciso miglioramento dei fondamentali macroeconomici.

La FED può migliorare ulteriormente le cose

Questo quadro potrebbe peraltro migliorare a breve per via delle mosse della Federal Reserve. Dopo aver a lungo assunto un atteggiamento attendista, la banca centrale americana ha cominciato a tagliare i tassi di interesse.

Ciò significa che i rendimenti dei titoli delle economie emergenti potrebbero crescere ulteriormente, stimolando così gli investimenti in quei paesi, che possono avvenire sia in modo diretto che tramite gli ETF mercati emergenti. Le prospettive sembrano quindi essere incoraggianti, malgrado gli scenari globali non siano certo dei migliori.

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