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atleticanotizie.myblog.it: Arriva da Udine l'ennesima storia di malagestione degli impianti sportivi di atletica leggera che in questi ultimi periodi sta colpendo sempre più il nostro sport. Sono ormai diversi i casi che da Nord a Sud stanno mettendo in evidenza il mal funzionamento delle strutture sportive.  Anche noi ci siamo occupati di questo problema e comprendiamo benissimo lo stato d'animo del presidente Dante Savorgnan e per questo, lo sosteniamo in pieno. Infatti, fin quando l'atletica verrà considerata uno sport di seconda serie e ci saranno amministratori poco lungimiranti, sarà per noi uomini di sport impossibile distaccarci dal dare un'analisi negativa su quanto sta accadendo.

 

La vicenda: allo stadio Dal Dan di Paderno i 330 tesserati della società locale sono costretti ad allenarsi senza i bagni e spogliatoi. «Se non ci daranno garanzie e tempi certi sul completamento del campo di atletica Dal Dan di Paderno porteremo i bambini e gli atleti davanti a palazzo D’Aronco». Queste sono le parole del presidente dell’Atletica udinese Malignani Dante Savorgnan dinnanzi a una situazione che ormai sta diventando insostenibile. Lo sfogo è stato riportato in questi giorni dal Messaggero Veneto e da alcuni siti. A fronte di quasi ottomila euro annui che l’associazione deve pagare per poter utilizzare l’impianto, il polo sportivo inaugurato un anno fa dopo due anni di cantiere e oltre un milione di euro di investimenti, assomiglia sempre di più all’ottava sinfonia di Shubert, tristemente nota come "l’incompiuta".

Fuor di metafora, però, ci sono i problemi degli atleti che da un anno utilizzano gli impianti senza poter aver accesso alle docce, agli spogliatoi e ai servizi igienici, come sottolinea il presidente Savorgnan. Fra loro ci sono sportivi di ogni età, i più piccoli hanno appena 9 anni e, rincara la dose Anna Chiarandini nella duplice veste di rappresentante dell’utenza e di espressione politica di Identità civica «le famiglie sono ormai insofferenti a questo stato di cose, i ragazzini devono andare al Palaindoor per utilizzare i servizi o lavarsi, senza contare che poichè l’impianto di via Torino non è omologato per ospitare eventi in presenza di pubblico sugli spalti, di gare lì non se ne possono fare e questo si è riverberato anche sull’attività dei commercianti, dal gelataio al pizzaiolo, che hanno visto diminuire le loro entrate.

«Ci avevano detto che nell’arco di sei mesi l’opera sarebbe stata completata – continua il presidente –. Invece, a tre anni dall’avvio dei lavori, ancora non disponiamo di un impianto pienamente funzionante e comincio a pensare che queste lacune non saranno colmate prima della metà del prossimo anno. È impensabile per noi – sentenzia – andare avanti in questo modo».

Ma di soluzioni immediate non se intravedono all’orizzonte anche se la progettazione dei lavori di restauro riguardanti gli spogliatoi ha già superato la fase esecutiva, quindi c’è tutto. Eccetto quei 100 mila euro necessari a finanziare i lavori che, in un bilancio ingessato a causa del patto di stabilità, sembrano non voler uscire.

atl.not.

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