Mondo BoBo L’Elefante nella stanza (Orangle)
Mondo BoBo non è il solito gruppo che guarda agli anni 90, al grunge, all’indie da loser che ha imperversato prima dell’inizio di questo maledetto millennio. A iniziare dalle citazioni letterarie (Bertold Brecht, TS Eliot, Raymond Carver) Mondo BoBo parte per la sua ricerca, per capire perché a nessuno importa che ci sia un elefante nella nostra stanza. Nell’indifferenza quasi totale dei nostri tempi . In “In quiete” invece questo passaggio ci fa capire quanto Mondo BoBo ci tenga a capire, a trovare risposte. “Mi lascerei rinchiudere in una prigione sottoterra, dove non filtra la luce, purché in cambio io potessi scoprire di che cosa la luce stessa è fatta. E il peggio è che tutto quello che scoprirei dovrei urlarlo intorno. Già…il peggio è che dovrebbe urlarlo intorno, con il rischio di trovarsi in un posto qualsiasi, nel nostro “qui ed ora”, pieno di gente che ascolta spotify con le cuffione alla moda, di schiavi dei nostri tempi (fattorini, bikers alla mercè di Glovo o Just Eat o altri) intenti ad ascoltare il prossimo ordine da fare. “Qui ora” (altro titolo di un brano del disco), mentre nel Mondo BoBo si urla quello che potrebbe assomigliare alla verità, oltre allo squillare dei telefoni, ci sono tante cose che succedono (quelle della natura, delle stagioni e molto altro ancora). Dopo essersi metaforicamente fatto rinchiudere in una prigione sotto terra, Mondo BoBo pensa a una visione della Terra di un astronauta alla deriva, una visione distaccata e libera dalle costrizioni morali, un constatare il suo inesorabile marcire per cause esterne. Un allontanarsi da questo vuoto cosmico per poi riavvicinarsi, cambiando prospettiva dal cosmico all’intimo (in “Terrapia”). E’ una sfida, un monito, un cercare di alzare la voce, tra ritmi spezzati, basso a tratti jazz, chitarra sempre graffiante (anche quando non è ad alto voltaggio), per iniziare per lo meno a capire che c’è un elefante nella stanza

